L’uso dell’ETFE nell’architettura edile

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Il cosiddetto ETFE è ormai diventato uno dei materiali più apprezzati dagli architetti di tutto il mondo e sta trovando sempre più applicazioni in edilizia.

ETFE è l’acronimo di Etilene-Tetrafluoro Etilene, un polimero termoplastico contenente atomi di fluoro, che grazie al loro legame eccezionalmente resistente, danno vita ad un materiale plastico trasparente in grado di sopportare alti livelli di sollecitazioni termiche ed aggressioni chimiche.

L’EFTE viene utilizzato nei pannelli per tensostrutture o cuscini pneumatici che rivestono gli edifici architettonici, generalmente inserito in una struttura leggera in alluminio.

La fase di costruzione dell’EFTE prevede l’assemblaggio di più strati sovrapposti saldati insieme: un sistema che ricrea una vera e propria camera d’aria in grado di controllare il grado di permeabilità alla luce e il calore dei singoli elementi, influendo sul livello d’isolamento dell’involucro e sulle relative prestazioni energetiche.

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La storia dell’ETFE

L’ETFE fu scoperto dal chimico americano Roy Plunkett negli anni ’40 all’interno di una bombola di tetrafluoroetene occlusasi a seguito di un errore.

La prima applicazione a cui si pensò in quel periodo fu nel settore militare, finchè nei primi anni ’80, uno studente d’ingegneria meccanica di Brema, Stefan Lehnert, appassionato velista, ricercando nuovo tecnologie per la vela, trovò nell’ETFE incredibili potenzialità adatte all’industria delle costruzioni.

Nel 1982 venne costruito il primo edificio composto da ETFE : la “Mangrove House”, un grande padiglione destinata allo Zoo olandese di Arnhem, sebbene il progetto che rese davvero famoso questo materiale fu l’”Eden Project”, un’enorme serra geodetica costruita in Cornovaglia nel 1996, considerato uno dei migliori risultati dell’integrazione tra l’architettura sostenibile ed il recupero ambientale.

Le caratteristiche dell’ETFE

  • La caratteristica principale che ha incuriosito i progettisti e li ha spinti ad utilizzare l’ETFE in architettura è senza dubbio la sua leggerezza (350 g/mq). Il peso ridotto fa sì che le strutture realizzate con questo materiale siano preferibili dal punto di vista progettuale, inoltre i costi di trasporto e montaggio sono molto più bassi.
  • Un’altra rilevante caratteristica dell’ETFE è la sua resistenza termica. La composizione chimica estremamente forte porta ad una capacità di resistenza intorno ai 170° senza alterarne le proprietà fisiche: l’ETFE è ignifugo e autoestinguente grazie alla presenza del fluoro.
  • Altra caratteristica sorprendente di questo materiale è la sua capacità di resistere all’attacco dei raggi UV. Mentre le altre plastiche che si utilizzano solitamente per sostituire il vetro tendono dopo un po’ ad ingiallire, l’ETFE non ingiallisce e con le dovute manutenzioni può durare anche 40 anni. Come se non bastasse, quando il suo ciclo di utilizzo è terminato, la membrana viene fusa e riutilizzata ottenendo cosi una percentuale di riciclaggio del 100%.
  • L’ETFE è anche un ottimo isolante termico, motivo per cui, quando viene utilizzato si osserva un importante abbassamento dei costi energetici per al mantenimento delle strutture.

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La Canobbio Textile ha realizzato numerosi progetti architettonici in ETFE, tra cui il lucernaio dell’ospedale San Raffaele di Milano, la cupola per il sito archeologico di Villa Adriana a Roma ed il Korce Sport Center in Albania, per citare alcuni tra i più prestigiosi esempi.

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